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15 Settembre 2005
Resoconto del consiglio comunale straordinario.


Pregiudizi e pretesti politici prevalgono sulla necessità di analizzare i problemi reali.

Come forse avrete saputo il 15 Settembre si è svolto un consiglio comunale straordinario richiesto per discutere il progetto di riconversione della zona ex espositiva della Fiera.

Abbiamo partecipato in qualità di osservatori, ed abbiamo distribuito una relazione, che potete leggere qui , che ci ha permesso comunque di colloquiare con alcuni esponenti della maggioranza in Consiglio Comunale e di ottenere una breve intervista dal TG3 passata poi in serata su TG Lombardia, nella quale abbiamo brevemente illustrato lo scopo della nostra associazione e alcune criticità residue del progetto.

Il Consiglio Comunale è iniziato alle ore 16 ed ha visto un susseguirsi di interventi, tra cui quello di Vivi e Progetta un'altra Milano, che ha insistito esclusivamente sugli indici di cubatura e sulle procedure di approvazione del Piano Integrato di Intervento presentato dalla cordata vincitrice.

Siamo rimasti assai stupiti nel notare la totale assenza di un qualsiasi riferimento, critico o meno, a quelli che sono, almeno secondo noi, i veri snodi del progetto, in altre parole quelle criticità che ancora abbiamo evidenziato nel documento di sintesi presentato e pubblicato sul nostro sito.

Maggioranza ed opposizione, nonchè gli esponenti intervenuti di Vivi e Progetta un'altra Milano (i signori Brenna e Mastrodonato) si sono confrontati con una contrapposizione frontale e reciprocamente sorda di principio, e perciò molto connotata politicamente: esattamente quello che non vuol essere la nostra posizione, tesa invece all'esercizio di una critica costruttiva come tutti ben sapete.

Il Consiglio si è così protratto sino oltre alle 21, ed alla fine non si sono trovati i numeri neppure per approvare una mozione od un semplice ordine del giorno, a dimostrazione, se mai ce ne fosse ancora stato bisogno, della futilità delle parole al vento e della sterilità delle posizioni oltranziste.